lunedì 17 giugno 2013

Il weekend del 16 giugno lasciava scegliere tra mare o montagna ma...

Il fine settimana appena trascorso è stato baciato dal sole e dal caldo, con un cielo che non si mostrava così limpido da molte domeniche a questa parte.

Il gruppo dei cicloturisti toscani era diretto in massa a Scarperia (FI), dove prendeva il via la sesta edizione del Ciclotour Mugello, manifestazione cicloturistica che, per chi partiva dalle ore 7, prevedeva anche il passaggio all'interno dell'Autodromo omonimo ed il passaggio sulla diga di Bilancino, prima delle lunghe e faticose ascese ai passi appenninici della Futa, della Raticosa, del Paretaio e della Colla di Casaglia.

Al contempo, a San Vincenzo (LI), riprendeva vita una manifestazione cicloturistica scomparsa una decina di anni fa, ed organizzata dal UC San Vincenzo, dai richiami paesaggistici e altimetrici altrettanto interessanti.
A chi scrive questo articolo da dietro lo schermo, ed ha partecipato in passato alla prima e ieri alla seconda manifestazione, è saltato agli occhi che la bellezza dei due luoghi, così distanti, era ugualmente esagerata, e riempiva gli occhi ed il cuore di pura aria di natura incontaminata.

Partenza dal mare, e dopo pochi km risalita delle colline pisane, dapprima verso Castagneto Carducci, borgo caro all'infanzia del primo Nobel italiano per la letteratura, e poi verso Sassetta e Monteverdi, tra scenari che hanno rubato il cuore ad un coraggioso ciclista statunitense (che vinse un giro di 25 anni fa tra la neve ed il freddo), Andy Hampsten, che ha fatto di questa zona la sua nuova casa.
Dopo aver valicato i borghi di Serrazzano e Castelnuovo Val di Cecina, la strada ha proposto un passaggio ai piedi dell'Aia dei Diavoli, seconda cima più alta della provincia pisana (seconda solo al nostro amato monte Pisano), prima di sfondare nel grossetano per la discesa verso Monterotondo Marittimo e Suvereto.
Il forte vento contrario ha abbandonato i ciclisti solo sull'Aurelia, ai piedi di Campiglia Marittima, per gli ultimi km con un dente assassino che anticipava il ritorno a San Vincenzo.

Purtroppo, per quanto il percorso della manifestazione livornese non avesse avuto niente da invidiare a quello mugellano, è stato il confronto organizzativo a non reggere il confronto. E, sia chiaro, chi ancora vi scrive ha trovato esemplare la pazienza e la dedizione con la quale gli organizzatori si sono dedicati agli ultimi arrivati (sempre noi), sia lungo che al termine del percorso.
Ma, duole scriverlo però è così, per i 130 cicloturisti accorsi a San Vincenzo non è stata la stessa impressione: cartellonistica carente e troppo piccola, ristori inadeguati al numero di passanti con carenza di bibite che ha creato non pochi fastidi, ristoro all'arrivo scarso e senza organizzazione logistica adeguata.
Insomma, in parole povere una bocciatura organizzativa senza appello.

Però, dall'alto della nostra pur poca esperienza, consigliamo agli organizzatori di non lasciarsi demoralizzare o demonizzare i commenti dei cicloturisti: questi sono l'anima delle manifestazioni, e la loro soddisfazione la si può recuperare con una edizione futura setacciata da queste magagne.

Magari, proviamo a dare qualche consiglio spassionato, partendo da uno stabilimento balneare e convenzionandosi con esso per avere docce e spogliatoi, e magari una sdraio a prezzo di favore per chi vuol restare al mare dopo le fatiche in bici: e sicuramente facendo scorte abbondanti di necessario per i ristori. Crostate e schiacciatine spesso non bastano a far contenti cicloturisti "ingolositi" da ristori abbondanti come nel Mugello o nel Chianti ;)

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